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Osvaldo Valenti Filmografia vocale |
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L’attore maledetto del cinema italiano non può essere ricordato solo per il devastante, e per certi versi autodistruttivo, impeto trasgressivo, né per le presunte o provate nefandezze di cui si è macchiato. Né può trascinarci in una sbrigativa lettura socio-politica il tragico epilogo della sua controversa esistenza, avvenuta con la fucilazione in una strada di Milano assieme alla compagna di sempre, l’attrice Luisa Ferida. Valenti fu anche una figura rappresentativa, nella sua eccentricità, del cinema del tardo periodo fascista, risalente al decennio 1935-1945. I suoi ruoli di arrampicatore sociale cinico e sprezzante, e più in generale di villain perfido e crudele sino al sadismo, sono divenuti un modello di riferimento che ha travalicato la sua epoca. Caratterizzazioni che Valenti ha saputo impreziosire di venature ora sensuali ora sarcastiche, tali da creargli una dimensione espressiva di ambiguo magnetismo e di fascino perverso. Vanno inoltre rimarcate altre eccellenti interpretazioni in differenti ruoli, come nel pirandelliano Enrico IV e nella goldoniana Locandiera, che rendono plastica dimostrazione del suo talento. Osvaldo Valenti non poteva non celare un “segreto” cinematografico nella sua torbida biografia. Malgrado il consolidato e riconosciuto spessore interpretativo, spesso fu doppiato. La sua voce sottile, vagamente repulsiva, dalla dizione non sempre inappuntabile, non era particolarmente gradita. Fu così che vennero mobilitati i doppiatori più preparati e meglio aderenti alla sua fisicità. Tuttavia in alcune circostanze la scelta appare più il frutto di considerazioni di diversa natura. Fra le voci che lo impersonarono nei 20 film di cui si è avuta testimonianza del suo doppiaggio, svariate hanno tramandato – nel tipico codice criptato dell’arte invisibile della sovrapposizione artificiale della voce al volto, ingredienti peculiari del crogiolo della finzione cinematografica – l’indizio di vicende umane, di lotte intestine nel processo creativo del film, di curiosi aneddoti, di episodi di vita “reali” che hanno condizionato e trasformato il progetto iniziale. Ne sveliamo qui i più interessanti. Antonio Centa, attore affermato e collezionista di cuori femminili, nel 1939 fu costretto a doppiare Osvaldo Valenti nel film La vedova. La sua prima e unica esperienza di doppiaggio, tutto sommato irrilevante sotto il profilo squisitamente artistico, fu la punizione per avere insidiato l’amante di un potente gerarca fascista. Centa, pur con il contratto già in tasca, perse la parte assegnatagli nel film, che venne affidata al camerata Valenti, con l’umiliazione di essere tramutato – lui, il bello dello schermo – in un attore invisibile. Nel 1941 Valenti ingaggiò una lite furibonda con Alessandro Blasetti quando seppe che questi intendeva farlo doppiare da Lauro Gazzolo in La corona di ferro. Il protervo militante della X Mas ringhiò all’altrettanto irascibile regista in stivaloni militari di essere un grande attore, di non avere nessuna necessità di essere doppiato, tantomeno da quel vecchio rinsecchito, dato che aveva fornito la voce addirittura a Laurence Olivier – si veda a questo proposito la pagina a lui dedicata. Blasetti, irriducibile nelle sue convinzioni persino quando l’onnipotente censura premeva per mettere il becco nelle sue opere, non si lasciò intimorire e il permaloso millantatore di amicizie altolocate venne inesorabilmente doppiato dal padre di Nando Gazzolo. Anzi Blasetti, pur apprezzandolo come attore, lo fece doppiare anche nel successivo La cena delle beffe, in questo caso dal bravissimo Sandro Ruffini. Valenti incassò senza colpo ferire. Ormai si era rassegnato all’ineluttabilità del decisionismo blasettiano. Nell’Ettore Fieramosca del 1938, sempre con la regia di Blasetti, il doppiaggio fu motivato dall’esigenza di dotare lo sprezzante mercenario francese interpretato da Valenti di una spiccata inflessione vocale transalpina. L’artifizio allusivo venne assicurato dall’attore bilingue Gilberto Mazzi. Il giovane Paolo Stoppa, già doppiatore all’epoca di Fred Astaire, fornì la voce a un altrettanto sbarazzino Valenti, interprete ancora marginale, in una delle sue prime pellicole. Se ne ricava un’impressione di disagio se si accosta tale doppiaggio a quello operato solo tre anni più tardi dalla stentorea timbrica del maturo maschio latino Carlo Ninchi. Particolarità eccezionale riveste uno dei rarissimi doppiaggi eseguiti dal grande attore piemontese Carlo Campanini, avvenuto per una commediola dimenticabile del 1938 girata in doppia versione, italiana e tedesca, la cui edizione per il mercato nazionale vede interamente doppiati tutti gli interpreti, tra cui spicca, per alcune cadute nel ridicolo involontario, un improponibile Osvaldo Valenti. Altro aneddoto curioso nasconde l’ultimo film girato dal divo in camicia nera nel febbraio del 1945, presso gli stabilimenti cinematografici di Venezia, la Cinecittà della Repubblica di Salò. La modestia dell’apparato produttivo impose all’atto del montaggio definitivo della pellicola, girata e doppiata, il rifacimento della colonna sonora di alcune scene dall’audio imperfetto. Escluso il richiamo del Valenti perché troppo costoso, la produzione decise di impiegare come sua voce un altro attore del medesimo film, Cesco Baseggio, divenuto nel dopoguerra uno dei più saporiti interpreti del teatro goldoniano, già presente in sala doppiaggio e dalle pretese salariali assai meno voraci. Infine corre l’obbligo di citare il grande Augusto Marcacci. La sua timbrica abbastanza simile a quella del ben più famoso Valenti, ne divenne la “voce di riserva” più ricorrente – cinque i doppiaggi accreditati. Pur non condividendo queste operazioni sostitutive nei confronti di un attore che ha chiaramente dimostrato di saper degnamente recitare, emerge al di sopra di ogni polemica la cristallina professionalità di uno dei più fulgidi rappresentanti del doppiaggio storico italiano. |
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Anno |
Titolo | Doppiatore |
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1936 |
La danza delle lancette | Paolo Stoppa |
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1937 |
Regina della Scala | Carlo Campanini |
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1938 |
Ettore Fieramosca | Gilberto Mazzi |
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1939 |
Fanfulla da Lodi | Giulio Panicali |
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Uragano ai Tropici | Renato Cialente |
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Frenesia | Carlo Ninchi |
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La vedova | Antonio Centa |
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1940 |
Idillio a Budapest | Augusto Marcacci |
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| Capitan Fracassa | Augusto Marcacci | |
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La zia smemorata | Sandro Ruffini |
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| Boccaccio | Giulio Panicali | |
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1941 |
Gli ultimi filibustieri | Gualtiero De Angelis |
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La cena delle beffe | Sandro Ruffini |
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Il vetturale di San Gottardo | Augusto Marcacci |
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La corona di ferro | Lauro Gazzolo |
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Don Buonaparte | Augusto Marcacci |
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1942 |
Fedora |
Giulio Panicali |
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Piazza San Sepolcro |
Adolfo Geri |
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1944 |
La locandiera | Augusto Marcacci |
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| 1945 | Fatto di cronaca | Cesco Baseggio |